Tecnica Osservativa (2/2)

Per quanto riguarda i dettagli specifici dell’astrometria cometaria, specifichiamo qui alcune particolarità di rilievo:
Scelta degli Oggetti

La scelta degli oggetti è, per l’astrometria cometaria, probabilmente il maggior problema: a differenza degli asteroidi, infatti, le cui magnitudini sono generalmente prevedibili con buona precisione, per le comete, che sono oggetti intrinsecamente attivi, tutti i modelli per il calcolo della magnitudine sono fortemente approssimativi: basando le proprie ricerche sui valori di magnitudine forniti dai più comuni software astronomici si rischia di cercare inutilmente gran parte degli oggetti, che sono invece al momento molto più deboli, e quindi oltre le proprie possibilità osservative. L’unico modo affidabile per individuare le magnitudini attuali degli oggetti cometari visibili è scaricare da apposite pagine web (ad esempio dalle circolari MPEC del Minor Planet Center, http://cfa-www.harvard.edu/mpec/RecentMPECs.html) le ultime misurazioni fotometriche di ogni oggetto, e mediando i valori di magnitudine in esse riportati calcolarsi autonomamente un valore di magnitudine, e valutare l’osservabilità di un oggetto in riferimento a tale valore.

Astrometria

Il problema della frequente asimmetria dei nuclei cometari, con conseguente difficoltà nell’associare la posizione del baricentro fotometrico dell’immagine alla localizzazione reale del nucleo cometario, fa sì che, nell’astrometria di comete, le precisioni raggiungibili siano generalmente inferiori a quelle dell’ambito asteroidale. In generale, comunque, un buon software astrometrico è in grado di fornire misurazioni abbastanza precise, e con una buona strumentazione ottica si supera molto raramente il secondo d’arco di errore. Generalmente non sono consigliabili particolari precauzioni osservative: solo nel caso di oggetti particolarmente brillanti e attivi è preferibile ridurre i tempi di posa per ottenere immagini il più possibile prive delle strutture esterne dell’oggetto.

Fotometria

La fotometria cometaria è un ambito di lavoro decisamente complesso, su cui vengono tuttora discusse (e con pochi risultati conclusivi) metodologie di misura standardizzate. In campo astrometrico è buona abitudine riportare, nell’apposito spazio previsto dal formato MPC, anche una stima della magnitudine dell’oggetto, che viene spesso realizzata automaticamente dai più completi software di astrometria: la magnitudine così ricavata è generalmente assimilabile alla cosiddetta “Magnitudine nucleare”, indicata con la lettera “N” o come “m2”, ottenuta confrontando la luminosità della condensazione centrale della cometa (il cosiddetto “falso nucleo”) con le magnitudini note delle stelle di riferimento. La “Magnitudine totale”, indicata con “T” o “m1”, cioè la valutazione dell’intero flusso luminoso proveniente dalla cometa (anche quindi dalle parti esterne della chioma), è molto più problematica, e la sua misurazione viene in genere riservata a studi specifici.

Nell’ambito delle comete, invece, riveste minore importanza la scelta del filtro utilizzato per la ripresa, perché spesso le differenze di magnitudine date dalla filtrazione della luce sono molto inferiori all’incertezza già compresa nella misurazione della magnitudine stessa. è quindi generalmente preferibile eseguire le astrometrie (e le relative fotometrie) in luce bianca, riuscendo in questo modo a guadagnare anche più di mezza magnitudine e ad osservare conseguentemente molti più oggetti.

Software e

Cataloghi

 

La scelta del software astrometrico è certamente uno degli aspetti più importanti per la realizzazione di buone misure astrometriche. Il software da noi usato per l’astrometria cometaria (oltre che asteroidale) è Astrometrica, un programma dotato di alcune opzioni estremamente importanti, tra cui l’uso dello stacking e la localizzazione sull’immagine della posizione prevista per l’oggetto cercato.                           

Per quanto riguarda invece i cataloghi stellari, presso il nostro osservatorio usiamo attualmente in massima parte il nuovo catalogo UCAC 2; nelle aree non coperte da esso (o in cui la copertura è troppo rada) eseguiamo le misure con il catalogo USNO A2.0. Personalmente ho notato inoltre che le magnitudini di riferimento del catalogo UCAC 2, seppur riferite a bande fotometriche non standard, sembrano essere molto soddisfacenti per quanto riguarda la fotometria cometaria.