Ricordo di Valentino BONA

L'articolo seguente è tratto dalla pubblicazione "L'astrofilo" n. 1 (1981)

Verso la fine del 1976, quando l'U.A.B. si chiamava ancora Gruppo Astrofili Villaggio Sereno, non poche erano le persone che mi telefonavano per chiedere di iscriversi al gruppo. In quel periodo uscì un libro, "L'astronomia col binocolo", che in appendice riportava alcuni indirizzi di gruppi di astrofili, tra i quali c'era anche il mio che corrispondeva a quello del G.A.V.S.. Fu grazie a questo libro che Valentino e il sottoscritto si conobbero.

Venne da me un sabato pomeriggio, era un uomo ormai in pensione, sulla sessantina, molto cortese e che aveva una passione immensa per l'astronomia: suo desiderio, mi disse, era quello di conoscere altre persone che avessero il suo stesso interesse e gentile com'era mi invitò a casa sua. Quando andai a trovarlo, abitava a Bovezzo, mi ricevette nel suo studio nel quale poi avrei trascorso non solo io, ma anche altri astrofili, molti pomeriggi a parlare di stelle. Al centro della stanza dominava un tavolo dietro il quale Valentino trascorreva ore ed ore a leggere, copiare e compilare cataloghi, mentre tutt'intorno c'erano scaffali pieni di libri di astronomia, musica, letteratura, arte.

Ricordo che mi mostrò orgoglioso uno per uno i suoi libri, e soprattutto i cataloghi gli atlanti stellari raccolti durante la sua vita: ci vollero ben tre pomeriggi per visionare tutto quel vasto patrimonio bibliografico. Ciò che ricordo con piacere era la sua pazienza da certosino, difatto i cataloghi che non poteva acquistare o che non erano più in commercio, li aveva letteralmente copiati a mano, centinaia e centinaia di pagine, migliaia di numeri, ore ed ore passate a quel tavolo a copiare i numeri dell'IC. o dell'NGC o di altri cataloghi, tale era la sua passione per l'astronomia.

Nei successivi incontri mi appariva sempre più chiara la profonda cultura di quest'uomo che amava la musica classica, autodidatta al pianoforte, conosceva la lingua inglese, il russo (sua madrelingua), in parte il tedesco e il francese. Alla base comunque di questo spirito un po’ eclettico c'era l'astronomia, fin dalla prima giovinezza era stato attratto dal fuoco d'Urania quando ancora si limitava a raffigurare le costellazioni celesti facendone degli schizzi su fogli di carta. Anche durante la sua prigionia in un campo di concentramento in India, durante il secondo conflitto mondiale, la sera scrutava il cielo tra i cornicioni delle baracche, osservando le costellazioni, e fu proprio in una di quelle sere che si avvide della presenza di una nova.

"Variabile CP Pup tipo N (08 07'58", -35°03'.2). Questa stella 'temporaria', come inizialmente erano chiamate le novae, era stata scoperta a Yol di Kangra Valley nel Punjab in India, in data 10 novembre 1942, seguendone l'andamento luminoso fino al 25 di quello stesso mese. Ma gli inglesi si sono bel guardati dal riconoscere la priorità della scoperta al loro prigioniero di guerra P.O.W. n°317841". Così scriveva Valentino in una nota riportata in un suo manoscritto di cinquanta pagine contenente alcune trascrizioni dal Becvar Katalog 1950 e compilato appositamente per due variabilisti dell'Unione in segno della sua amicizia.

Circa due anni fa venne ricoverato in ospedale a causa della malattia che aveva colpito un suo arto inferiore, dopo ripetute cure i medici non riuscirono a migliorare la situazione e furono costretti ad amputargli la gamba. Nonostante questo durissimo colpo Valentino non si perse d "animo e continuò come prima a soddisfare la sua voglia di conoscere, ricordo che prima di entrare in ospedale aveva richiesto negli Stati Uniti i 3 volumi del Burnham Celestial Handbook, quando li ricevette era da tempo in casa di cura e quando andai a trovarlo la prima cosa che mi disse fu: "Guarda qui, tre volumi favolosi, c'è tutto sulle stelle, variabili, doppie, ammassi, galassie, un'opera favolosa". La gioia che gli procurava l'avere quei tre volumi era tale che in certi momenti lo aiutavano a dimenticare il dolore fisico e a superare la difficile situazione in cui si trovava.

In ospedale passò quasi un anno, e ormai da tempo altri ragazzi dell'Unione lo avevano conosciuto e lo frequentavano spesso perché era anche un divertimento stare in sua compagnia, oltre ad aver mille cose da raccontare era anche un appassionato giocatore di scacchi. Finalmente arrivò il giorno che potè ritornare a casa, e passò ancora più di un anno prima che gli comunicassero di avergli assegnato un arto artificiale. Durante quel periodo Valentino si era rimesso molto bene,, sulla sua sedia a rotelle lavorava nello studio con lo stesso fervore di prima. Ultimamente aveva partecipato con tutti i soci alla cena sociale (durante la cena sociale ritratta nella fotografia si vede, in fondo alla tavolata, Valentino Bona nell'atto di brindare), ad uno di questi interessava un catalogo stellare che non era più in commercio e che Valentino possedeva, fu così che iniziò a copiarglielo a mano, se non che partì per l'ospedale dove avrebbero dovuto mettergli il tanto atteso arto artificiale. Quando partì stava bene, ma a Bologna, dove si era recato per l'applicazione dell'arto sono sorte delle inaspettate complicazioni e a mezzogiorno dell'8 marzo, mentre stava pranzando, il suo cuore ha cessato di battere.

Era un amico per tutti noi ed anche uno stimolo a continuare in quella nostra passione per l'astronomia. Da parecchi anni era in contatto epistolare con il prof. Kukarkin di Mosca, famoso astronomo variabilista autore del GCVS. Fu proprio Valentino, alla scomparsa del prof. Kukarkin, a mandare il materiale biografico sul ricercatore sovietico al prof. Rosino affinché lo pubblicasse sulla rivista Coelum, ed ancora,in questi ultimi giorni, aveva mandato un suo lavoro sulle variabili uniche estratto dal GCVS alla professoressa Hack di Trieste perché gli venisse pubblicato sulla rivista "L'astronomia", ma purtroppo non é riuscito a veder realizzato questo suo ennesimo sforzo. Era un astrofilo, un vero amante delle stelle e dell'astronomia, con lui abbiamo perso oltre che un amico, l'universo di cultura e di esperienza che vivevano dentro di lui.

Tomasoni Renato

ULTIMA ORA
Alcuni giorni dopo la scomparsa di Valentino, la moglie ci ha chiamati nella sua abitazione per informarci di una inaspettata donazione. Valentino ce ne aveva parlato, quando andavamo a trovarlo ci diceva che un giorno la sua biblioteca di astronomia l'avrebbe donata all'Unione. E' così ha fatto, oltre 150 libri, manoscritti e libri ormai introvabili e soprattutto un patrimonio in cataloghi e atlanti stellari e complete annate di riviste. Una donazione importantissima che ha arricchito la nostra biblioteca di un prezioso materiale. A questo punto ci é sembrato opportuno ricordare Valentino anche intitolando a suo nome la biblioteca dell'UAB e ben presto speriamo di pubblicare un elenco completo di tutte le opere in essa contenuta.

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Articolo tratto dal Giornale di Brescia.
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